Lettera aperta al Questore di Catanzaro

Ill.mo Dott. Mario Finocchiaro,

apprendiamo dalla stampa che, recentemente, ha emesso un provvedimento di ammonimento a carico di un noto imprenditore locale che teneva comportamenti di stalking nei confronti della moglie.

Nell’ esprimere la nostra soddisfazione per l’emissione di un provvedimento a tutela di una donna vittima di atti persecutori da parte del marito, noi donne dell’UDI – Unione Donne in Italia – di Catanzaro tuttavia non possiamo esimerci dal manifestare la nostra più viva preoccupazione per l’utilizzo, in detto provvedimento, del termine “alienazione parentale”.

E’ ormai noto come la cosiddetta “alienazione parentale”, chiamata anche PAS – Sindrome da Alienazione Parentale – o in altri vari modi, non abbia alcun riconoscimento scientifico né da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, né da quella del Ministero della Salute, né dell’Istituto Superiore di Sanità e non sia annoverata nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali quale sindrome o malattia, anzi la sua stessa esistenza è negata da innumerevoli contributi a carattere scientifico.

Ricordiamo, inoltre, che la cosiddetta alienazione parentale è un concetto elaborato dal famigerato Richard Gardner, messo sotto accusa per alcune dichiarazioni misogine e in favore della pedofilia, pubblicate nei suoi libri.

Per i suoi sostenitori, la cosiddetta PAS sarebbe un disturbo che insorgerebbe nei bambini di genitori che ne contendono l’affidamento e sarebbe causata dal comportamento di uno dei genitori, nella maggior parte dei casi le madri accusate di essere malevole ed alienanti nei confronti del padre, sulla sola base del rifiuto del figlio nei confronti del padre.

Ciò ha creato, e purtroppo crea ancora troppo spesso nelle aule dei tribunali, un clima ostile verso chi cerca di tutelarsi dalla violenza e punisce i bambini che mostrano legittimo rifiuto verso il genitore maltrattante.

Una teoria, questa, che finisce con l’essere a supporto di uomini violenti e che crea, per le donne che hanno il coraggio di sottrarsi alla violenza, un grosso danno e una vittimizzazione secondaria puntando a colpirle attraverso i figli.

Parimenti, dal punto di vista giuridico, innumerevoli sono state le pronunce dei Tribunali italiani volte a escludere la valenza giuridica della PAS, in quanto non scientificamente sostenuta. La stessa suprema Corte di Cassazione è intervenuta sul punto affermando che “qualora la consulenza tecnica presenti devianze dalla scienza medica ufficiale come avviene nell’ipotesi in cui sia formulata la diagnosi di sussistenza della PAS, non essendovi certezze nell’ambito scientifico al riguardo, il Giudice del merito, ricorrendo alle proprie cognizioni scientifiche oppure avvalendosi di idonei esperti, è comunque tenuto a verificarne il fondamento”.

Da ultimo ci preme portare all’attenzione il lavoro svolto dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul fenomeno del femminicidio, incentrato sullo studio di 572 fascicoli dei tribunali italiani allo scopo di esaminare come sia stata trattata la violenza nei processi, quante volte si parli di PAS e le conseguenze che questo genera nell’affido dei minori, e quindi quante volte il tema violenza entri nella valutazione della responsabilità genitoriale.

La presidente della Commissione di inchiesta sul femminicidio ha affermato che “la Pas non e’ una patologia, e quindi non può essere usata. Per questo il Ministero chiarisce che, qualora siano segnalate diagnosi di PAS da parte di medici o psicologi, informa i relativi Ordini professionali per gli accertamenti sulle violazioni delle norme deontologiche. E cherientra nell’ambito delle competenze del Ministero della Giustizia intraprendere le adeguate iniziative finalizzate a garantire che, nelle sedi processuali, non vengano riconosciute patologie prive delle necessarie evidenze scientifiche, tanto più pericolose perché aventi ad oggetto decisioni in materia di minori”.

Questa costruzione utile ad alcuni, è stata ed è ancora purtroppo causa di enormi sofferenze per minori e per donne, fino a causare tragiche perdite di vite come nel caso di Federico Barakat, il bambino di otto anni ucciso dal padre durante un incontro protetto, il bambino di Antonella Penati, che abbiamo ospitato nella nostra città nel maggio del 2019 a testimonianza di ciò che non deve accadere mai più.

Da anni la nostra Associazione, l’UDI Nazionale, assieme all’Associazione D.i.Re “Donne in Rete contro la violenza” dei centri antiviolenza e case rifugio, ai movimenti femministi e a buona parte della società civile, prendono parola e vigilano, come è apparso chiaro anche dai presidi che il 10 novembre del 2018 hanno occupato moltissime piazze in tutta Italia, affinché questo costrutto ascientifico sia per sempre bandito dalle aule dei tribunali, affinché le parole legge e giustizia trovino compiuta corrispondenza.

Pertanto, auspichiamo che vorrà accogliere il nostro invito ad un confronto, al fine di meglio discutere la questione approssimandosi inoltre la Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne il 25 novembre prossimo.

Le donne dell’UDI di Catanzaro

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